Le profezie della Sibilla Cumana

L’uomo ha sempre cercato risposte ai propri interrogativi, invocando gli dei, costruendo templi per poter comunicare direttamente con queste entità e servendosi dei mezzi ritenuti più adatti a favorire l’incontro. Sacerdotesse, pitonesse, sibille erano le medium prescelte per questo tipo di ritualità religiosa.

L’etimologia del termine Sibilla rimane ancora incerta; secondo il letterato latino Marco Terenzio Varrone deriverebbe dal greco “theoù boulèn”, che indica la “manifestazione della volontà divina” in quanto le Sibille, sacerdotesse consacrate ad Apollo, erano direttamente ispirate dalla divinità: svolgevano infatti attività mantica dopo essere cadute in un profondo stato di trance. Nell’immaginario collettivo, le Sibille erano rappresentate come giovani e belle fanciulle o, al contrario, come donne anziane e prive di grazie, ricompensate però con il dono dell’arte divinatoria: in quest’ultimo caso, l’aspetto decrepito con cui venivano ritratte costituiva un riferimento simbolico all’antichità del loro lignaggio.

A seconda del luogo in cui dimorava, la Sibilla acquisiva un nome che ne indicava l’appartenenza geografica: Delfica, Eritrea, Libica, Italica ecc.

Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana è davvero esistita, così come riportato dagli antichi testi che circolavano in tutto il bacino del Mediterraneo, e la sua fama è divenuta esponenziale grazie al successo letterario dell’Eneide di Virgilio. Con i suoi versi, l’illustre poeta latino decantava l’arte profetica della Sibilla Cumana, catturando così l’attenzione e la curiosità dei nobili patrizi e degli stessi Imperatori romani, i quali raggiungevano l’Acropoli di Cuma pronti ad interrogare l’oscura signora. Alla popolarità della sacerdotessa di Cuma, corrispose la fortuna quasi insperata del centro cittadino (fondato dalla popolazione ellenica dei Calcidesi) che divenne ben presto il nucleo religioso di tutto l’Impero romano, meta di pellegrinaggi e di fasti antichi.

Le parole della Sibilla Cumana, di non semplice interpretazione, rappresentavano il responso più temuto dalle popolazioni greco-romane. La sacerdotessa era a tutti gli effetti un’autorità, la cui parola era considerata legge: sacra e inviolabile. Ella svolgeva la sua attività oracolare nei pressi del Lago d’Averno, in una caverna conosciuta come “Antro della Sibilla”.

Parco archeologico di Cuma e Antro della Sibilla
Parco archeologico di Cuma e Antro della Sibilla

La sua dimora sotterranea rappresentava un ambiente ricco di suggestioni spirituali. Fiaccole predisposte all’ingresso permettevano ai visitatori di raggiungere il cuore dell’antro e di trovarsi al cospetto della superba Sibilla. Dopo aver ascoltato in silenzio le domande poste dal questuante, ella compiva un rituale di prassi, dirigendosi verso le tre grandi vasche presenti nella grotta e immergendosi nelle acque. Compiuta la cerimonia (forse di purificazione) si sedeva sull’alto trono e, dopo essere caduta in trance, canalizzava il divino responso. Gli oracoli, redatti in greco su foglie di palma, andavano a comporre i celebri Libri Sibillini, volumi sacri custoditi gelosamente nel tempio di Giove Capitolino, alla cui consultazione potevano accedere solo alcuni sacerdoti dediti al culto di Apollo.

Secondo una delle leggende dedicate a questa figura sacra, Sibilla era una giovane fanciulla di origine greca e di superba bellezza, che possedeva anche grandi capacità divinatorie. Un giorno il dio Apollo la vide e, colpito dalla sua avvenenza, si innamorò di lei a prima vista. Per conquistarla le promise che avrebbe esaudito ogni suo desiderio. Sibilla prese un pugno di sabbia dalla spiaggia e chiese ad Apollo di lasciarla vivere tanti anni quanti erano i granelli che aveva raccolto nella sua mano. Il dio l’accontentò, ma la fanciulla aveva commesso un grave errore: si era dimenticata di aggiungere di voler vivere i suoi anni in eterna gioventù. Il tempo trascorreva e anche l’amore tra Apollo e Sibilla si consumava. Anno dopo anno, lei invecchiava sempre più, afflitta dalle malattie e dagli acciacchi, fino a che il suo corpo ormai decadente si tramutò in una piccola larva. Per preservarla dall’incuria del tempo, Apollo la collocò in una gabbietta che depose nell’antro. Col passare del tempo, di Sibilla non rimase che la voce, unica testimonianza fisica della sua presenza, che profetizzò ancora a lungo gli eventi futuri.

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