Sulle tracce del dio cornuto

Mi ha sempre affascinata la figura dell’ancestrale dio cornuto delle foreste, portatore di fecondità e abbondanza, che già in tempi antichissimi veniva celebrato anche attraverso rituali di natura sessuale. Con l’avvento del Cristianesimo, questo sacro culto cominciò ad essere guardato con sospetto, finchè la sua residua sopravvivenza tra gli abitanti delle campagne fu sradicata con violenza da parte dell’Inquisizione. Vale la pena ricordare, però, che la vita dei popoli primitivi si svolgeva in condizioni ambientali proibitive e si riduceva spesso alla mera sopravvivenza. In un contesto così fortemente ostile, quello insito nella sessualità era l’unico potere effettivo che gli individui sentivano di poter esercitare. E probabilmente questa sensazione di “avere potere” non era legata solo alla capacità di perpetuare la specie attraverso la prole, ma ancor più al fatto di sentirsi realmente “vivi” e parte attiva del creato, a dispetto dell’estrema fragilità umana di fronte alle terribili manifestazioni della Natura.

Il dio dalle grandi corna modificò col trascorrere del tempo le sue caratteristiche originarie: cambiò quindi nome, divenendo Cernunnos presso i Celti, Pan nell’antica Grecia, Fauno per i romani… Rimase, tuttavia, sostanzialmente intatta la sua primigenia Essenza, quella che potremmo riconoscere anche in alcune figure dei Tarocchi, ovvero il Matto (un essere impavido che si lascia guidare solo dalla propria energia) e il Diavolo (un dio zoomorfo delle profondità, dall’atteggiamento trasgressivo e burlone).

Nel libro “Il dio cornuto”, Paolo Battistel ed Enrica Perucchietti ripercorrono le orme di questa antichissima, indomita divinità.

L’ancestrale dio cornuto

Fin dalla notte dei tempi, gli esseri umani hanno provato l’impulso di venerare divinità in grado di donare loro protezione contro la durezza e le avversità dell’esistenza. La divinità forse più antica di cui sia rimasta traccia è il dio cornuto: metà uomo e metà animale, questo signore incontrastato delle foreste dominò l’immaginario degli abitanti di gran parte del Vecchio Continente, almeno fino all’avvento dei popoli di matrice indoeuropea.

Non sappiamo esattamente quando gli antichi abitatori d’Europa iniziarono a venerare il dio cornuto; la più antica raffigurazione di questa creatura si trova comunque nella caverna di “Les Trois Freres”, situata nel sud-ovest della Francia, ai piedi dei Pirenei, e famosa in tutto il mondo per le sue eccezionali pitture rupestri: le pareti della grotta sono infatti ornate da decine di pitture risalenti al 13.000 a.C. circa. Tra i molti ritratti stilizzati di animali, spicca una figura zoomorfa, dotata di corpo umano, corna di cervo e volto di civetta. Si tratta dell’unica figura umanoide ritratta nella grotta, e la sua presenza è rimasta a lungo un enigma per gli studiosi. In principio si pensò che l’immagine rappresentasse uno sciamano o uno stregone nell’atto di danzare con gli spiriti degli animali; in seguito, però, si ipotizzò che si trattasse della prima divinità della storia: il dio cornuto, signore delle foreste ma forse anche dell’aldilà.

Lo “sciamano” della grotta di “Les Trois Freres”

Il dio cornuto fu venerato durante tutto il Neolitico dai Pirenei fino alle lontane steppe russe finchè, nel primo e secondo millennio a.C., l’avvento dei popoli indoeuropei modificò la forma – ma in fondo non la sostanza – di questo antichissimo culto.

Cernunnos, il dio-cervo dei popoli celtici

Nelle terre del nord anticamente abitate dai celti, l’antico dio cornuto sopravvisse con il volto di Cernunnos, una figura zoomorfa dotata di corpo umano e due grandi corna di cervo. In molte raffigurazioni, però, Cernunnos viene ritratto con serpenti al posto delle gambe, e sarà proprio un serpente cornuto ad accompagnare le imprese del dio nel folto delle foreste. Cernunnos è il dio della fertilità, che ad ogni ritorno di primavera si unisce a una dea lunare per vivificare il creato. La sua compagna è Brigid, la più importante dea celtica, signora delle arti e madre degli dei primordiali. L’unione della dea lunare e del dio cornuto permetteva alla natura di rifiorire ciclicamente, e agli esseri umani di sopravvivere nonostante le asprezze che la dura vita dell’epoca riservava loro.

Cernunnos ha però anche un altro volto, quello di signore dei morti e dell’oltretomba. In alcuni giorni dell’anno, egli può viaggiare tra i mondi, mettendo in comunicazione i vivi e i morti. Questa attitudine fa di lui un dio sciamano, e il suo legame con la figura del serpente rafforza ulteriormente la sua immagine di mago e guaritore.

Cernunnos

Pan, più potente dello stesso Zeus

Presso gli antichi greci, il dio cornuto divenne Pan, un essere dotato di corna, zampe di capro e busto umano. Pan fu il dio più importante della Grecia arcaica, precursore dello stesso Zeus come governatore del creato. In origine, i greci lo invocavano per proteggersi dalle calamità naturali e dagli animali feroci, ma vedevano in lui anche un potente dio della fertilità, in grado di garantire raccolti abbondanti e la nascita di molti bambini. Ogni anno in onore di Pan venivano compiute cerimonie misteriche di tipo sessuale, durante le quali il dio, rappresentato da un sacerdote, si univa a una vergine nell’intento di rendere fertili i campi.

Col tempo sfumò così il ricordo dell’originaria regalità di Pan, il quale perse lo scettro di divinità suprema dei greci, pur mantenendo il dominio incontrastato dei boschi, della sessualità e della fertilità.

Pan

Dioniso, il dio-toro del mondo greco

Sempre nel mondo greco il dio cornuto assunse, a un certo punto, la forma di Dioniso, dio del vino e della sacra ebbrezza. Secondo il mito, Dioniso è figlio di Zeus. Ancora fanciullo, viene rapito dai Titani i quali, dopo averlo ucciso, lo smembrano e lo gettano in un grosso calderone. Quando Zeus accorre in aiuto del figlio, ne trova solo pochi resti, tra cui il piccolo cuore. Tuttavia il suo potere è tale da permettergli di riportare in vita lo sfortunato figlio, che rinasce in forma di dio maturo, con la barba e lunghe corna di toro.

Dioniso venne dunque posto a capo di una religione misterica che lo vedeva apparire ai suoi fedeli come un toro dal manto rosso. Durante le cerimonie dionisiache, il dio (incarnato in un toro) veniva sacrificato e “smembrato” da tutti i partecipanti, i quali si abbandonavano poi all’ebbrezza e alle danze, unendosi orgiasticamente fino a perdere i sensi. Il vino, bevanda consacrata a Dioniso, durante questi riti si trasformava nel sangue del dio ucciso dai Titani, in grado di trasmettere il suo spirito folle e orgiastico a tutti gli officianti.

Dioniso

Fauno, il dio cornuto dei romani

L’antico dio delle foreste trovò posto anche nel mondo romano, dove però assunse due connotazioni distinte. Mentre i terreni coltivati erano sotto il dominio di una divinità benigna di nome Silvanus, le foreste e i luoghi più inaccessibili erano sede del potente dio Fauno. Il primo era una sorta di “genius loci” che aiutava i contadini nel loro duro lavoro in cambio di offerte votive; nonostante l’aspetto rustico, non aveva connotazioni negative per cui potesse essere temuto. Fauno era invece circondato da timore reverenziale perchè, nella sua accezione di signore delle foreste, rappresentava le forze oscure della natura, che sovrastavano gli esseri umani e che potevano essere mitigate solo a prezzo di immani sforzi e sacrifici.

Alto e imponente, simile a Pan nell’aspetto, Fauno era comunque il signore incontrastato della sessualità e della potenza generatrice, l’unico dio in grado di donare fertilità alla terra e di garantire agli allevatori decine di nascite ogni anno. Gli antichi romani si rivolgevano inoltre a lui affinchè propiziasse la nascita di bambini alti e forti, in grado di primeggiare tra i propri simili.

Fauno 1

Ma un giorno il dio cornuto divenne il Diavolo

Gli antichi culti pagani cedettero però progressivamente il passo ai dettami della nuova religione cristiana, e il dio cornuto si rifugiò nelle foreste, continuando comunque a vivere nelle tradizioni popolari. Tornato nella sua dimora silvana, egli divenne la divinità tutelare di contadini, allevatori e cacciatori, i quali continuarono a celebrare in suo onore complessi riti inneggianti alla fertilità e alla prosperità. La Chiesa di Roma tollerò la sopravvivenza di questi culti per molti secoli, ma in seguito alla Controriforma cambiò radicalmente atteggiamento: si propose infatti di sradicare con ogni mezzo queste antiche tradizioni, fino a tacciare di stregoneria e satanismo ogni residua forma di paganesimo. Proprio l’immagine dell’antico dio cornuto venne presa a modello dalla Chiesa per plasmare la maschera del Diavolo.

Il culto del dio cornuto, che nel corso dei secoli aveva assunto volti e nomi differenti, venne dunque trasformato dall’Inquisizione in “adorazione del demonio”, ed i suoi sacerdoti e sacerdotesse furono torturati e condannati al rogo. La Chiesa avrebbe voluto cancellare per sempre ciò che era stato; tuttavia non potè conseguire pienamente il proprio obiettivo, perchè non sarebbe mai stato possibile cancellare il ricordo degli antichi dei dall’inconscio dell’umanità. Il dio delle foreste e della sessualità, infatti, cammina ancora in mezzo a noi, seppur sotto mentite spoglie…

Il Diavolo